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Intervista su RomaUNO TV

Appello ai Volontari di Torresina nel Cuore

Intervista al Dott. Gambioli

Ogni tanto ci sorprende! Perché Torresina è un quartiere particolare, quasi un paese metropolitano, per lo stile di vita dei suoi abitanti; perché è a misura di bambino e di disabile; perché i cittadini prestano attenzione alla salvaguardia del decoro urbano; perché in tanti si occupano di mantenere in ordine le zone verdi; perché vengono organizzati grandi eventi; perché a Torresina nessuno si sente solo. Molto merito è del Comitato di Quartiere, attivo e presente, che cerca sempre di risolvere i problemi del territorio e che fa di tutto affinché anche questo non diventi uno dei tanti quartieri-dormitorio; ma anche gli abitanti fanno la loro parte, sempre pronti a dare una mano, per contribuire a migliorare la qualità della vita. L’ultimo e ambizioso progetto, di cui si sta sentendo parlare, è un progetto particolare: unQuartiere Cardio-Protetto! Si parla di rianimatori, di defibrillatori cardiaci, ma che vuol dire tutto questo? Vuol dire che si sta lavorando ad un progetto pilota non solo per la nostra zona ma per l’intero territorio Roma, destinato a salvare la vita a chi si dovesse trovare improvvisamente, in arresto cardiaco.

Questa iniziativa, oltre ad essere innovativa e di grande valore sociale, è sicuramente la più importante progettata fin ora. Per capirne di più, ho intervistato il Dr. Stefano Gambioli, uno dei promotori del progetto, specializzato in medicina del lavoro, medico di medicina generale, il quale oltre ad occuparsi di medicina preventiva è istruttore dell’ International Training Center di American Heart AssociationAcaya Consulting,(Associazione Internazionale di Cardiologia che si occupa anche di formare ed abilitare i “laici”, cioè coloro che non sono né medici, né paramedici, alla rianimazione cardiopolmonare e all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno, DAE).

D. Abbiamo sentito parlare di “Quartiere Cardio-protetto”. Cosa significa? R. E’ un progetto di cui stiamo discutendo da un po’ di tempo con il Comitato di Quartiere. Torresina è un quartiere piuttosto vivace, gli abitanti rispondono bene alle iniziative importanti e questo è un progetto all’avanguardia. Quartieri o ambiti cardioprotetti esistono già in altri Paesi europei ed anche in Italia, piccole realtà soprattutto nel centro-nord. Abbiamo pensato di rendere questo nostro territorio un quartiere cardio-protetto: fare in modo che sia dotato di defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) e di un discreto numero di volontari che, dopo un corso di formazione, siano abilitati all’uso di questo dispositivo. Realizzando questo progetto, Torresina sarebbe il primo quartiere cardio-protetto di Roma. Per esempio la stazione Termini è un’area cardio-protetta, dotata di diversi DAE. Anche Orvieto e Piacenza sono città cardio-protette. I dati statistici provenienti da queste esperienze indicano come sia possibile trattare con successo più del 50% dei casi di arresto cardiaco e di ridurre drasticamente i danni permanenti dovuti alla mancanza di ossigeno nei tessuti vitali.

D. Cos’é un DAE (defibrillatore automatico esterno)? R. Il DAE è un apparecchio molto semplice da usare, sicuro e preciso nella diagnosi. Cosa significa questo? Che attraverso semplici manovre, ben illustrate durante il corso che i volontari dovranno seguire per essere abilitati all’uso del dispositivo, è possibile utilizzare questa macchina per salvare la vita a coloro che, per un evento imprevisto, vanno incontro a quelle che vengono definite ”morti improvvise”. Purtroppo questi eventi sono piuttosto frequenti in una società come la nostra: 1 caso ogni 1000 abitanti, ogni anno.

Se consideriamo che in Italia ci sono circa 60 milioni di abitanti, ogni anno circa 60 mila decessi possono essere causati da “morte improvvisa”. Il defibrillatore è una macchina che parla, che guida la persona nella rianimazione e che, soprattutto, fa una diagnosi precisa. Una volta attaccate le placche, come si insegnerà a fare, il DAE autonomamente verificherà se l’evento necessita di erogare la scarica elettrica per riattivare il cuore; se la situazione non indica questo tipo di trattamento il Defibrillatore non si attiverà ma suggerirà al soccorritore le operazioni da eseguire.

D. Cosa significa morte improvvisa? R. La morte improvvisa può colpire sia persone sane che persone affette da patologie note; accade quando improvvisamente le funzioni vitali, come il respiro e l’attività cardiaca, vengono a cessare; questo evento è nella maggior parte dei casi dovuto alla fibrillazione ventricolare (85% degli eventi). Quando questo si verifica le possibilità di salvarsi sono molto scarse perché se il cuore si ferma, o meglio, se va in fibrillazione, il rischio di morte sale tanto più rapidamente quanto più trascorre il tempo dal momento dell’arresto. Si considera che dopo dieci minuti da un arresto per fibrillazione ventricolare se non si inizia una tecnica di rianimazione cardiopolmonare (massaggio cardiaco esterno e respirazione artificiale) la situazione diviene irreversibile. Statisticamente in una situazione di normalità (assenza di primi soccorritori formati e di AED) solo il 2 % degli arresti cardiaci sopravvive.

D. Cosa succede invece se viviamo in un “Quartiere Cardio-protetto? R. Per quartiere cardio-protetto intendiamo un territorio dotato di un numero adeguato di DAE e di un proporzionato numero di soccorritori abilitati e ben addestrati per questo tipo di emergenza. Nel nostro quartiere avremo quindi diverse persone formate ed in grado di fare una rianimazione cardiorespiratoria, ossia massaggio cardiaco e respirazione artificiale e capaci di utilizzare il DAE.

La corretta procedura per il primo soccorso in un quartiere cardio-protetto deve quindi garantire un “allarme precoce” con attivazione del 118 e del soccorritore di quartiere; un “intervento immediato” del soccorritore per iniziare tempestivamente la rianimazione cardio-respiratoria; la “disponibilità precoce del DAE” per l’analisi e l’eventuale defibrillazione precoce.

D. Credevo che un defibrillatore fosse uno strumento così particolare che solo i medici potessero usare. C’è qualche disposizione che ne autorizza l’uso a personale non medico? R. Ci sono ovviamente leggi che autorizzano ed auspicano l’uso del defibrillatore da parte di persone diverse dai medici. La più datata è la Legge Monteleone, legge 120 del 2001, dove viene specificato che anche personale “laico” può essere abilitato all’uso del DAE. Ultimo riferimento di Legge è il Decreto del 18 marzo 2011 dove vengono specificate le modalità con cui poter abilitare un laico.

D. I cosiddetti laici debbono frequentare un corso per conseguire l’abilitazione. Chi può farlo e come si svolge? R. Istruttori riconosciuti da diversi Enti (nazionali ed internazionali) sono autorizzati a rilasciare l’abilitazione specifica. Personalmente sono istruttore di American Heart Association, ente riconosciuto in sessanta Paesi del mondo, e considerata la più grande organizzazione della cardiologia mondiale (per cui operano sia medici, infermieri e pazienti) che ad intervalli di cinque anni redige le linee guida internazionali per la rianimazione cardiopolmonare.

Il corso di formazione, generalmente, ha una durata di sei ore ed è estremamente pratico. Verranno proiettati dei filmati e i partecipanti dovranno ripetere le manovre spiegate. E’ un corso che impegna fisicamente per cui viene richiesta una buona efficienza fisica. Ad ogni corso potranno partecipare al massimo 9 persone per istruttore. Verranno usati dei manichini, uno ogni tre partecipanti, affinché l’esercitazione pratica sia continua. Si useranno defibrillatori da training, simulatori, perfettamente uguali a quelli che poi si dovranno utilizzare in caso di necessità. Il corso prevede l’addestramento alla rianimazione cardiopolmonare dell’adulto, del bambino e del neonato. Si dovrà superare un esame finale. I dati verranno inviati dal provider italiano Acaya Consulting ad American Heart Association. Chi supererà il corso riceverà la certificazione internazionale che sarà valida per due anni. Acaya Consulting al superamento dell’esame rilascerà inoltre la necessaria abilitazione all’uso del DAE da parte del centro 118 (SSN).

D. Un progetto bellissimo, ma non c’è nessuna difficoltà? R. Una difficoltà potrebbe essere quella di organizzare una procedura d’intervento in un quartiere. Per questo ci dovremo attenere a quella che viene definita “la catena della sopravvivenza”. Per garantire un soccorso efficiente si deve rispettare una regola: l’allarme precoce. Chiunque, in tutto il quartiere, dovesse accorgersi di una persona che ha un malore, che perde i sensi, che cade a terra, prima di tutto deve chiamare il 118, poi deve attivare la procedura, chiamando uno dei numeri di telefono che verranno distribuiti capillarmente a tutti gli abitanti di Torresina. I soccorritori volontari che saranno disponibili, interverranno rapidamente. Quindi l’allarme immediato (dopo aver attivato il 118) deve garantire quanto prima l’inizio del massaggio cardiaco e la respirazione artificiale, l’arrivo del DAE per la defibrillazione precoce in attesa dell’ambulanza per il soccorso avanzato che proseguirà in ospedale.

Riuscire a far arrivare in ospedale una persona che è andata in arresto cardiaco, con il cuore che è ripartito, significa averle salvato la vita.

D. I costi di questo progetto? R. Queste iniziative, di grande importanza sociale, non hanno un costo elevato e sicuramente contribuiscono a caratterizzare un quartiere che è molto attento alla qualità globale della vita. Per promuovere questa iniziativa noi dello Studio Medico di Torresina e la Onlus DIAGNOSTICARE, che offre servizi sanitari al nostro quartiere ed oltre, abbiamo deciso di donare un DAE e personalmente, come istruttore Acaya-AHA ho deciso di fare la formazione gratuitamente a chi vuole partecipare.

FORMIDABILE! Grazie a nome di tutti i cittadini di Torresina, speriamo che questo progetto si realizzi al più presto